I volti di cenere

L’espropriazione del corpo nei campi di sterminio

Nonfiction, History, Jewish, Holocaust, Religion & Spirituality
Cover of the book I volti di cenere by Piero Stefani, EDB - Edizioni Dehoniane Bologna
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Author: Piero Stefani ISBN: 9788810967027
Publisher: EDB - Edizioni Dehoniane Bologna Publication: May 25, 2015
Imprint: EDB - Edizioni Dehoniane Bologna Language: Italian
Author: Piero Stefani
ISBN: 9788810967027
Publisher: EDB - Edizioni Dehoniane Bologna
Publication: May 25, 2015
Imprint: EDB - Edizioni Dehoniane Bologna
Language: Italian

Nelle testimonianze dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, il corpo – definitivamente trasformatosi in fumo e cenere per i «sommersi» – occupa sempre uno spazio centrale. Nel suo consumarsi e piagarsi esso è il luogo delle cicatrici eloquenti, della violenza subita, dello sforzo per la sopravvivenza, ma anche della carne spogliata della possibilità e della libertà di testimoniare qualcosa di «altro», come accade ai martiri. Il numero tatuato sul braccio delle vittime era, nella prospettiva di chi lo ha progettato, l’impronta tangibile della condizione di sottoumanità dei deportati, un marchio che espropria del «nome proprio» impedendo ad ognuno di diventare dignitosamente, umanamente, un «tu». Nella distruzione dei corpi, Auschwitz costringe i testimoni e i superstiti a ritrovare una parola irrimediabilmente privata della sua integrità, a riacquistare, per quanto possibile, le voci; a ridare lineamenti di volti umani a chi è stato reso fumo e cenere. E quindi, paradossalmente, a recuperare il fiato dei corpi dei vecchi e dei bambini – i primi a perire perché custodi della memoria e del futuro – riannodando i fili spezzati della continuità di un popolo.

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Nelle testimonianze dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, il corpo – definitivamente trasformatosi in fumo e cenere per i «sommersi» – occupa sempre uno spazio centrale. Nel suo consumarsi e piagarsi esso è il luogo delle cicatrici eloquenti, della violenza subita, dello sforzo per la sopravvivenza, ma anche della carne spogliata della possibilità e della libertà di testimoniare qualcosa di «altro», come accade ai martiri. Il numero tatuato sul braccio delle vittime era, nella prospettiva di chi lo ha progettato, l’impronta tangibile della condizione di sottoumanità dei deportati, un marchio che espropria del «nome proprio» impedendo ad ognuno di diventare dignitosamente, umanamente, un «tu». Nella distruzione dei corpi, Auschwitz costringe i testimoni e i superstiti a ritrovare una parola irrimediabilmente privata della sua integrità, a riacquistare, per quanto possibile, le voci; a ridare lineamenti di volti umani a chi è stato reso fumo e cenere. E quindi, paradossalmente, a recuperare il fiato dei corpi dei vecchi e dei bambini – i primi a perire perché custodi della memoria e del futuro – riannodando i fili spezzati della continuità di un popolo.

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